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Al bosco Caproni e alle trincee militari

Il giro che vi propongo oggi è a bassa quota nella “busa” di Arco,  percorso facile e vario. L’intento di questa camminata è di portarvi alla scoperta delle cave di pietra e alle trincee di guerra.

Dove si trova?

L’itinerario si trova nel Garda Trentino. Il punto di partenza e di arrivo è la località Moletta che si trova tra la città di Arco e la cittadina di Dro percorrendo la strada principale. Arrivando da Arco si trova l’unico semaforo dove si svolta a sinistra, invece arrivando da Dro si trova l’unico semaforo e si svolta a destra. Lungo la stretta stradina a sinistra si trova un parcheggio gratuito dove lasciare la macchina.

Itinerario

Parcheggio la macchina quindi prendo lo zaino e controllo di avere tutto per la camminata. Controllo di avere un cambio e la thermos del tea caldo, di avere il kit del pronto soccorso, ovviamente il GPS e la GoPro. Chiudo la macchina e accendo il GPS. Vado verso il semaforo, attendo la luce verde quindi attraverso la strada e noto subito il cartello Sat che mi indica il sentiero.

Il segnavia da seguire è il numero 667. Dopo un primo tratto cementato inizio a camminare su fondo sterrato con sassi e gradini. Non è difficile e la pendenza è costante. A lato del sentiero verso valle ci sono delle pietre incastonate nel terreno a delimitare il sentiero. 

Stò camminando sul sentiero che è chiamato “sentiero della maestra”. Questo tratto fa parte dell’itinerario che la maestra Caterina Tantardini Bombardelli utilizzava, quasi un secolo fa, per salire da Dro in Braila, località sopra Arco, tutte le mattine, per andare ad insegnare agli scolari del posto, una quindicina di ragazzi e bambini arcensi riuniti in un’unica classe.

Proseguo con calma e guardo per bene dove metto i piedi. Il cielo è azzurro e fa abbastanza caldo e stranamente siamo in Gennaio, come sono cambiate le stagioni, incredibile. Cammino circondato da lecci quindi entro nel bosco fitto. 

Nel bosco trovo muretti a secco e pareti verticali che costeggiano il sentiero. Esco ad un tornante verso destra trovo un bellissimo spot per fare una foto verso Nord. Nello schermo del mio iphone vedo l’abitato di Dro e le “marocche”, uno spettacolo.

Conosco il percorso ormai ho perso il conto di quante volte l’ho percorso e ogni volta rimango rapito dalla natura e dai panorami. Pochi minuti e arrivo al cartello che mi indica il percorso per il bosco Caproni e l’anello delle trincee.

Il “bosco Caproni” si estende per circa 44 ettari e dal 1996 è di proprietà del comune di Arco. Venne acquistato dall’omonima famiglia arcense, la famiglia di Gianni Caproni nato a Massone poco lontano da questo luogo e “pioniere dell’aria”.

Ignoro il cartello e vado diritto e mi trovo difronte due case. Sono in località Case ex Caproni. La prima casa quella ristrutturata è della Sat di Arco mentre la seconda è abbandonata e per evitare che la gente entri è recintata.

Svolto a destra e cammino lungo la strada che conduce alle cave di oolite del “bosco Caproni”. Entro e mi trovo nella roccia del dosso di Vastrè, rimango sempre stupefatto dal lavoro fatto dai cavatori e della loro ingegneria. Spesso vengo in questo posto mi rilassa e penso alla geologia dei luoghi dove vivo.

In queste cave si estraeva una pietra calcarea detta pietra statuaria adatta ad esser lavorata per produrre statue. Esempio dell’uso della pietra statuaria si hanno nelle statue che ornano il ponte Taro a Parma, la fontana di Piazza Duomo a Trento, le statue di Prato dalla Valle a Padova, la statua del Mosè in piazza ad Arco e alcune statue della Collegiata di Arco.

Ogni volta mi fermo all’interno delle cave in silenzio e m’immagino il lavoro la fatica nel cavare la pietra e nel trasportarla in basso, verso Arco. Oltre a questa applicazione artistica la pietra veniva utilizzata per realizzare tubi per gli acquedotti.

 

Ritorno verso il punto dove c’è il cartello che indica il percorso delle trincee e lo prendo. Cammino nel bosco ben curato solo per un breve tratto pianeggiante poi giro a destra e scendo nel bosco. Affronto due tornanti stretti scavati nella terra e dopo un tratto pianeggiante salgo il pendio e mi ritrovo direttamente nelle trincee.

Le trincee vennero costruite durante la Prima Guerra Mondiale dai comandi Austriaci per controllare la valle della Sarca.

Adoro camminare nelle trincee è una bellissima emozione e queste sono state recuperate molto bene. Nell’unico punto un po’ difficile c’è una corda per sicurezza.

Lungo il tragitto ci sono bellissimi panorami sul castello di Arco, sul Monte Brione e sul lago di Garda verso sud.

Mi fermo spesso per scattare alcune foto al panorama, potrei passare ore in questo posto e troverei sempre cose nuove su cui soffermarmi. Mi fermo per inserire alcuni punti sul mio GPS per aggiornare la cartografia del progetto OpenStreetMap.

E’ un continuo sali e scendi su fondo a volte roccioso a volte no, per nulla difficile anzi direi adatto a tutti.  Le trincee furono costruite con muretti a secco e visto il tempo che è trascorso posso dire che furono costruite con molta perizia e dedizione, un lavoro ben fatto. 

Esco dalle trincee e mi ritrovo a camminare nel bosco e lungo il sentiero trovo le indicazioni per un punto d’interesse geologico. Sul sito trovo una targa dedicata all’opera preziosa dell’alpino Bruno Perini, appassionato di geologia, che ha scoperto, dissepolto e valorizzato la conformazione glaciale che si può ammirare a fianco del sentiero.

Proseguo le mia camminata e mi ritrovo sul percorso fatto all’andata. Arrivo al bivio dove svolto a sinistra e scendo lungo il percorso fatto all’andata fino in località Moletta dove attraverso la strada e mi dirigo verso la macchina.

Last modified: Marzo 14, 2019