Sacha Modolo

Abito in un bellissimo posto il Garda Trentino. Vado in bici per lavoro e adoro la bicicletta a 360 gradi. Mi definisco un patito di ciclismo che va dalla bici ai singoli ciclisti alle varie gare durante la stagione. Oggi ho intervistato Sacha Modolo ciclista professionista che corre per il team Alpecin-Fenix. E’ di Conegliano Veneto ed è professionista dal 2010.

Ciao Sacha grazie per la tua disponibilità.

L’intervista.

-Ciao Sacha mi racconti come hai iniziato ad andare in bici.

Ho iniziato un po’ per caso. Nel mio paese di origine (Vazzola) ogni anno si teneva una festa chiamata Parco Party e appunto nel parco del paese c’erano varie “gare”, dal tiro alla fune, mi sembra anche bocce e tra le altre gare c’era anche una gimkana, io mi presentai con la mia bicicletta e la vinsi. Chi seguiva questa gara, Fiorenzo Pizzato, oltre a essere amico di mio nonno era anche all’interno di una società ciclistica, il Pedale Marenese, e dopo avermi visto mi chiese se volessi provare a fare un allenamento con loro. Andai in un allenamento con una bici da corsa imprestata (soldi non ne avevamo per comprarne una) e vestito normale. Feci un paio di giri con il gruppo poi partii e li doppiai, li il segretario della squadra, Valter Zanchetta, mi disse che era meglio iniziare a correre.

-Le tappe della tua carriera di ciclista professionista.

Ho corso con il pedale Marenese fino ad allievo, poi da junior con il cieffe Vittorio Veneto con ds Roberto Sant. Poi passai in Zalf e dopo 4 anni di under 23 firmai un contratto con la famiglia Reverberi. Dal 2014 al 2016 in Lampre, poi UAE nel 2017. 2018-2019 Ef e infine Alpecin Fenix.

-La gara che porti nel cuore e perché?

Il giro delle fiandre dove nel 2017 feci 6º. Per me le gare in Belgio sono il top, e il fiandre è la corsa più bella di tutte, poter arrivare nei 10 in una gara così non è da tutti, soprattutto per uno come me che è sempre stato considerato un velocista.

– Com’è vincere al Giro d’Italia?

Stupendo, in più io ho vinto a 50 km da casa, a Jesolo, è qualcosa di speciale.

– Mi racconti delle tue vittorie al giro 2015? Nella 13 tappa al giro del 2015 la Montecchio Maggiore Jesolo vinta davanati a Nizzolo e Viviani e nella 17 tappa sempre vittoria da Tirano a Lugano davanti sempre a Nizzolo e Mezgec. Le tue emozioni a 5 anni di distanza.

Sono le mie due vittorie più importanti. Hanno un sapore speciale anche perchè sono il frutto di tante prove di treno con Richeze e Ferrari, in quelle due tappe siamo riusciti a fare quello che abbiamo sempre voluto, se non fosse stato per loro molto probabilmente non avrei vinto. In più Richeze e Ferrari sono rimasti miei amici anche dopo anni. Vincere al Giro per un Italiano è speciale, io ad esempio da bambino guardavo solo il Giro d’Italia, trovarsi dopo anni a essere protagonista e vincere delle tappe è fantastico.

– Come ti sei allenato durante il lock down? Rulli come tutti penso.

All’inizio si, poi facevo molta fatica a fare rulli, corro in bici per essere libero no per essere vincolato, mentalmente per me è stata molto dura.

– Cosa mi dici di questo 2020 dal punto di vista ciclistico.

In generale? Beh nel bene e nel male siamo riusciti a fare tutte le corse che contavano, molte gare sono state spettacolari. Stagione così corta ognuno dava l’anima in qualsiasi corsa e così si è creato spettacolo. A livello personale non è mai iniziata, appena ripreso le gare mi son rotto 2 costole che mi hanno costretto a fare altri 20 giorni fermo, poi era impossibile chiudere il gap di forma con gli altri.

-Sei di Conegliano Veneto, mi sai indicare un bel percorso da fare in zona.

Oddio, potrei parlarne ore, c’è di tutto qua. Io di solito rimango in collina, Montello, Combai, San Boldo, San Lorenzo, Le Mire e il  muro di ca’ del Poggio. A volte arrivo a Asolo e torno indietro per il Mostaccin, d’estate invece si va al fresco verso Belluno e qua c’è l’imbarazzo della scelta.

-La più bella salita che hai fatto nella tua carriera in bici.

Lo Stelvio. Interminabile, per me una sofferenza ma quando sei in cima hai un senso di soddisfazione personale indescrivibile

-Come ti alleni quando sei a casa? Da solo o esci con qualche tuo collega ciclista?

A casa mi alleno con quelli che siamo rimasti, Cimolai, Vendrame, qualche under 23 ma è rimasto poco in giro, poi con queste tabelle di allenamento è quasi impossibile far coincidere tutti. 7-8 anni fa ci si trovava al solito posto alla solita ora si aspettava 5 minuti e si partiva, quando eravamo un pochi eravamo una decina, tra under 23 e professionisti, e non c’era whatsapp o social.

-Che rapporto hai con i social e con i tuoi tifosi

Non pubblico con sostanza, faccio un periodo che pubblico spesso qualcosa e altri periodi nulla, con i tifosi cerco di rispondere a tutti ma è impossibile, mi piacerebbe rispondere e soddisfare tutti, ma per esempio molti mi chiedono una maglia, ma le squadre non danno 100 maglie a corridore. Quello che pubblico comunque è al di fuori della bici, mi piace condividere le mie passioni fuori dalla bici, le vespe, lambrette, le moto. Ho molti vespisti giovani che mi seguono e mi chiedono consigli, ho una vespa elaborata che è abbastanza famosa in zona, finita la bici mi piacerebbe imparare ancor di più e lavorare come meccanico sulle vespe e lambrette o fare qualche lavoretto. Già ora ho parecchia gente che mi spedirebbe la vespa a casa e mi chiedono se gli faccio qualche lavoretto.

– Ultima domanda che penso ti avranno fatto in molti è da dove deriva il tuo nome Sacha.

Semplicemente piaceva a mia mamma, lo ha trovato in un libro e me lo ha messo, in realtà mia mamma voleva Sacha Valentino Modolo, ma poi all’anagrafe si dimenticarono di inserire il secondo nome.

Che dirti grazie di cuore di questa intervista e che dirti per ora buon riposo e buon 2021.

Grazie Malfatti Michele

Last modified: Novembre 17, 2020